L’ascensore

Sguardi impacciati, corpi immobili,

cortesie a non finire: “Prima lei, prego” “No prima lei”.

Scontro inevitabile.

“A che piano?”

Calcoli immediati di una banalità mostruosa,

ma il rischio di sbaglio è altissimo.

L’arrivo: una sudata fredda e un sospiro di sollievo.

“Buongiorno!” “Buonasera!”

L’incubo è terminato.

Se la solitudine è tram,

la fiera dell’imbarazzo è ascensore.

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